Eredità: aumentano le tasse di successione. Le novità

Dal prossimo 1 aprile 2016 si pagherà con il modello F24. Intanto il governo vuole aumentare le imposte su eredità e donazioni: franchigie abbattute ed aliquote fino al 45%

Il modello F24, compilabile anche online,  sarà utilizzabile dal 1° aprile 2016 anche per le imposte dovute per la dichiarazione di successione.

Lo comunica l’Agenzia delle Entrate, che estende l’utilizzo dell’F24 anche per il pagamento dell’imposta sulle successioni, dell’imposta ipotecaria, dell’imposta catastale, delle tasse ipotecarie, dell’imposta di bollo, dell’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili e dei tributi speciali, nonché dei relativi accessori, degli interessi e delle sanzioni. Lo stesso modello potrà essere utilizzato per il versamento di interessi e sanzioni dovuti in relazione alla presentazione della dichiarazione di successione.

Per consentire l’adeguamento delle procedure attualmente in uso alle nuove modalità di pagamento, fino al 31 dicembre 2016 può essere utilizzato il modello F23, in alternativa al modello F24.

La novità introdotta giunge dopo la notizia sul “rispolvero” da parte del Governo dell’aumento della tassa di successione e donazione. L’incremento dell’imposta sulle successioni e donazioni era nell’aria già da tempo: la proposta di legge era stata presentata l’anno scorso dai deputati di Sel. Ora, come confermato da Milano Finanza, sono ripresi i lavori per l’inasprimento dell’imposta.

La nuova imposta sulle successioni e donazioni prevede delle franchigie (cioè delle soglie esenti da tassazione) molto più basse rispetto alle attuali soglie e un innalzamento delle aliquote per tutti i contribuenti, anche qualora chi erediti sia il coniuge o il figlio. Non solo: se il valore dell’eredità supera 5 milioni di euro, le aliquote arrivano anche al 45%. Visto l’aumento delle tasse sulla successione, occorrerà valutare se conviene di più fare una donazione diretta o indiretta in vita della casa. Vediamo i nuovi aumenti delle tasse nel dettaglio.

NUOVA TASSA DI SUCCESSIONE

La base imponibile della nuova imposta di successione sarà sempre costituita dal valore complessivo dell’eredità. L’ammontare della tassa, però, si determinerà applicando le seguenti aliquote:

  • 7%: per il coniuge ed i parenti in linea retta (genitori e figli), con una franchigia massima di 400.000 euro (vuol dire che il tributo si paga sul valore che eccede questa soglia). Attualmente, l’aliquota è al 4%, e la franchigia a un milione di euro;
  • 8%, per fratelli e sorelle, con una franchigia di 100.000 Euro; attualmente, l’aliquota è al 6%, e la franchigia è uguale;
  • 10%, senza franchigia, per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado; attualmente la franchigia è pari al 6%;
  • 15%, senza franchigia per gli altri soggetti; attualmente la franchigia è pari all’8%.

Ma le novità non finiscono qui: se il valore del patrimonio ereditario supera i 5 milioni di euro, le aliquote saranno pari al:

  • 21%, per coniuge, genitori e figli;
  • 24%,per fratelli e sorelle;
  • 30%, per tutti gli altri parenti sino al 4° grado;
  • 45%, per gli altri soggetti.

VALORE DELL’ASSE EREDITARIO

Il valore del patrimonio ereditario viene determinato non solo in base a conti correnti, depositi, ed a tutti i beni mobili del defunto, ma anche in base agli immobili posseduti.

In particolare, il valore degli immobili ai fini dell’imposta sulla successione si calcola in questo modo: rendita catastale rivalutata del 5%, moltiplicata per uno dei seguenti coefficienti:

  • 110, per la prima casa;
  • 120, per i fabbricati appartenenti ai gruppi catastali A e C (esclusi A/10 e C/1);
  • 140, per i fabbricati appartenenti al gruppo catastale B;
  • 60, per i fabbricati delle categorie A/10 (uffici e studi privati) e D;
  • 40,8, per i fabbricati delle categorie C/1 (negozi e botteghe) ed E.

Il valore dei terreni non edificabili si determina moltiplicando per 90 il reddito dominicale già rivalutato del 25%.

IMPOSTE SU IMMOBILI EREDITATI

Non dimentichiamo, poi, che l’imposta sulle successioni non è l’unica tassa da pagare quando si eredita un immobile: devono essere effettuate, in questo caso, anche le volture catastali e saldate le imposte ipotecarie e catastali. Tra l’altro, mentre la dichiarazione di successione può essere presentata entro 1 anno dal decesso, e la relativa imposta è liquidata dall’Agenzia delle Entrate entro 3 anni, le imposte ipotecarie e catastali (la prima pari al 2%, e la seconda all’1% del valore dell’immobile) devono essere liquidate prima della presentazione della dichiarazione di successione. Delle eccezioni sono previste per la prima casa. Non dovrebbero essere previsti ritocchi al rialzo per tali imposte.

Eredità: successione o donazione, cosa conviene di più?

La donazione può essere uno strumento conveniente rispetto alla successione?

La donazione può essere uno strumento conveniente rispetto alla successione?

Spesso ci si chiede se sia più vantaggioso rinviare la devoluzione del patrimonio alla propria morte, con la redazione testamentaria o lasciando che sia la legge a regolare chi erediterà, o se invece sia preferibile pianificare la propria successione già in vita, donando parte dei propri beni a favore dei congiunti.

Certo, dal punto di vista fiscale, il legislatore ha riservato, nella disciplina legislativa vigente, la medesima applicazione impositiva alle due fattispecie. Pertanto, sotto un profilo sostanziale, tra le due situazioni non ci sono differenze.

Ecco in breve cosa prevede la normativa in vigore in Italia sia per le successioni che per le donazioni:

Imposte Successione e Donazione – tabella
SOGGETTI IMPOSTA
SUCC./DONAZ.
IMPOSTA
IPOTECARIA
IMPOSTA CATASTALE
Coniuge, figli e parenti in linea diretta 4% oltre la franchigia di 1MIL euro 2% 1%
Fratelli e sorelle 6% oltre i 100mila euro 2% 1%
Altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta, affini collaterali fino al 3° grado 6% no franchigia 2% 1%
Altri soggetti 8% no franchigia 2% 1%

Se, da un lato, aliquote e franchigie sono le medesime, dall’altro, un’analisi ragionata deve considerare che i presupposti temporali per l’applicazione fiscale potrebbero essere differenti:

  • se ad esempio Tizio oggi dona a Caio, si applicheranno le imposte in vigore al preciso momento della sottoscrizione dell’atto di donazione;
  • se Tizio morirà tra 10 anni lasciando l’eredità a Caio si applicheranno le imposte in vigore in quel preciso momento. Chi può garantire che resteranno in vigore le aliquote attuali?Uno sguardo alle esperienze internazionali a noi più vicine, alla luce del processo (oramai inarrestabile) di armonizzazione europea, fa riflettere su come il sistema di imposizione italiano sia molto conveniente rispetto a quello, ad esempio, di paesi a noi vicini (segue grafico statistico dell’OCSE sul prelievo delle successioni e donazioni in percentuale al PIL – anni 2000, 2010, 2012).

Per semplificare, se ipotizziamo ad esempio che un padre destini una somma di circa un milione di euro a suo figlio, oggi quest’ultimo pagherebbe:

  • in Germania circa 75 mila euro di imposte;
  • in Francia circa 195 mila euro di imposte;
  • in Gran Bretagna circa 250 mila euro di imposte;
  • in Italia pagherebbe zero (grazie all’abbattimento dovuto alla franchigia).

Appare dunque legittimo aspettarsi una revisione in futuro dell’attuale sistema di tassazione che, in caso di aumento delle aliquote o di diminuzione delle franchigie, porterebbe di sicuro a ritenere più conveniente una pianificazione immediata, tramite donazione dei propri beni a favore dei prossimi congiunti.

Cosa dire poi della base di calcolo della componente immobiliare? È fondata su un sistema di rendite catastali in molti casi bassissime; proprio per questo, a più riprese, si è vociferato di una futura riforma del catasto che andrebbe ad aggiornare tali valori rendendoli quanto più vicini possibili al loro reale valore immobiliare.

Un altro vantaggio della donazione risiede nel fatto che il donante si disfa del bene e, in questo modo, il carico fiscale sullo stesso è rimesso al donatario, così come al donatario è rimesso il pagamento delle imposte di donazione. Quest’ultimo, però, ha il vantaggio di poter godere sin da subito della disponibilità di un bene che altrimenti avrebbe probabilmente solo in seguito, con l’apertura della successione derivante della morte del de cuius.

Tuttavia, se esaminiamo più approfonditamente la prospettiva del donatario, potrebbero emergere dei limiti alla donazione rispetto alla successione: potrebbe essere difficile rivendere un immobile di provenienza donativa, poiché potrebbero astrattamente configurarsi dei problemi legati alla tutela di eventuali legittimari lesi o pretermessi, così come di eventuali terzi aventi causa dal donatario. Infatti, solo trascorsi 20 anni dalla trascrizione, il terzo acquirente di un immobile donato non correrà rischi e comunque, solo decorsi 10 anni dalla morte del donante, saranno prescritte eventuali azioni volte a scardinare la donazione. Per non parlare poi della conseguente difficoltà di ottenere un’ipoteca sull’immobile donato, alla luce di questa instabilità dell’acquisto.

Dall’altro versante, è innegabile che la donazione possa essere di ausilio per il donante nel regolare anticipatamente la sua eredità, potendo egli pianificare una distribuzione equa dei beni che sarebbero oggetto di eredità solo al momento della sua morte (sempre purché siano rispettate le quote di legittima). Eppure, a ben vedere, anche confezionare un testamento porterebbe al medesimo risultato.

In definitiva, il discrimine di convenienza tra donazione e successione pare dettato più che altro, a seconda delle prospettive, da quanto si è disposti ad attendere di entrare nella disponibilità dei beni piuttosto che disfarsi della disponibilità degli stessi. Tutte considerazioni che non possono comunque prescindere dalle future scelte di politica fiscale del legislatore, apparentemente propenso, per le ragioni anzidette, ad incrementare la base impositiva.

Imposte di successione: guida alla rateazione

Novità per la dilazione delle imposte di successione introdotte con la riforma della riscossione

La riforma della riscossione introdotta dal dlgs 159/2015, in vigore dal 22 ottobre, ha introdotto cambiamenti in tema di rateazione delle imposte di  imponendo nuovi obblighi e divieti. La disciplina previgente concedeva l’opzione a patto che fosse stato versato almeno il 20%, sanzioni e interessi di mora entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso di liquidazione e che venisse presentata garanzia mediante ipoteca, cauzione in titoli di Stato o garantiti dallo Stato al valore di Borsa, fideiussione o polizza fideiussoria rilasciata da un’impresa di assicurazioni autorizzata. L’importo rimanente doveva essere versato in rate annuali posticipate.

Rateazione post-riforma

Il D.lgs, n. 159/2015 prevede ora:

  • obbligo versamento di almeno il 20% dell’imposta liquidata;
  • possibilità di dilazionare il debito residuo in 8 rate trimestrali per importi superiori a 20mila euro o fino a 12 rate per importi superiori (le rate scadono l’ultimo giorno di ciascun trimestre);
  • divieto di rateazione per debiti sotto i 1.000 euro.
  • Alla rateazione si applicano anche gli interessi che vengono calcolati dal primo giorno successivo al pagamento di almeno il 20% dell’imposta dovuta.

Lieve inadempimento

Si decade dalla rateazione in caso di mancato pagamento del 20% dell’imposta liquidata entro 60 giorni o di mancato versamento di una delle rate entro il termine di quella successiva. La decadenza, che comporta l’iscrizione a ruolo dell’importo dovuto con sanzioni e interessi, si può evitare in caso di:

  • insufficiente versamento della rata per una frazione non superiore al 3% e in ogni caso a 10mila euro;
  • tardivo versamento della somma dovuta ( pari al 20%) non superiore a 5 giorni.

Divisione dell’eredità: ecco chi eredita e chi no

Tutto ciò che è necessario sapere in caso di eredità

Chi ha diritto all’eredità

La successione del patrimonio del defunto può avvenire o per legge oppure per testamento, a seconda che l’individuazione dei chiamati all’eredità avvenga per legge (cosiddetta legittima) o per testamento (testamentaria).

Per legge

Si fa luogo a successione legittima se manca, in tutto o in parte, un testamento oppure quando vi sia un testamento solo parziale (nel senso che disponga soltanto di una parte dell’eredità) ovvero ancora quando il testamento è nullo.

Per testamento

Nella chiamata con testamento, il testatore sceglie chi sarà suo erede. Tuttavia, sono previste quote riservate ai parenti più prossimi (cosiddetti legittimari). Pertanto, anche se esclusi o parzialmente lesi dalla volontà del testatore, sono tutelati dalla legge che li considera chiamati di diritto.

Mista

Nel caso in cui il testamento regoli solo una parte della successione (cioè ad esempio disponga per gli immobili omettendo di disporre dei beni mobili come le somme depositate in banca), si ha delazione unica ma fondata su due titoli concorrenti (la legge e il testamento). La successione legittima e quella testamentaria pertanto possono coesistere. Ne consegue che il chiamato non può accettare la disposizione testamentaria rinunziando a quella legittima concorrente e viceversa.

SUCCESSIONE LEGITTIMA

Se resta in vita il coniuge

Analizziamo innanzitutto l’ipotesi in cui il defunto sia stato sposato e il coniuge di questi, anche se separato, sia ancora in vita. Ecco le regole di divisione dell’eredità in assenza di testamento:

  • in assenza di figli, di fratelli e ascendenti del defunto, il coniuge superstite eredita il 100% dell’eredità;
  • in presenza, oltre che del coniuge superstite, di un figlio unico (anche se vi sono fratelli e ascendenti del defunto), 1/2 dell’eredità + il diritto di abitazione va al coniuge e 1/2 va al figlio unico;
  • in presenza, oltre che del coniuge superstite, di 2 o più figli (anche se vi sono fratelli e ascendenti del defunto), 1/3 dell’eredità + il diritto di abitazione va al coniuge e 2/3 vanno in parti uguali ai figli;
  • in presenza, oltre che del coniuge superstite, dell’ascendente del defunto, come per es. un genitore (in assenza di figli o fratelli del defunto), 2/3 dell’eredità + il diritto di abitazione vanno al coniuge superstite, mentre 1/3 di eredità al o agli ascendenti in parti uguali;
  • in presenza, oltre che del coniuge superstite, di 1 o più fratelli del defunto (in assenza di figli o ascendenti del defunto), 2/3 dell’eredità + il diritto di abitazione vanno al coniuge superstite, mentre 1/3 di eredità tra i fratelli in parti uguali;
  • in presenza, oltre che del coniuge superstite, di ascendente/i o 1 o più fratelli del defunto (in assenza di figli), 2/3 dell’eredità + il diritto di abitazione vanno al coniuge superstite, mentre 1/3 di eredità suddivisa tra gli ascendenti e i fratelli (suddivisa tra loro secondo le percentuali indicate dal codice civile).

Se non c’è il coniuge

Nel caso in cui il defunto non si sia mai sposato o il coniuge sia morto precedentemente, la sua eredità in assenza di testamento si divide in questo modo:

  • in presenza di 1 o più figli (anche se vi sono fratelli e ascendenti del defunto) l’intera eredità viene divisa tra questi in parti uguali;
  • in presenza di ascendenti del defunto (per es. genitori) e in assenza di figli e fratelli, l’intera eredità viene divisa tra gli ascendenti in parti uguali;
  • in presenza di 1 o più fratelli del defunto e in assenza di figli e ascendenti del defunto, l’intera eredità viene divisa tra i fratelli in parti uguali;
  • in presenza di ascendente/i (per es. genitori) e di 1 o più fratelli del defunto, in assenza di figli, l’eredità viene divisa per 1/2 agli ascendenti e 1/2 ai fratelli in parti uguali;
  • in presenza di ascendenti paterni e materni, in assenza di figli, genitori fratelli/sorelle o loro discendenti, l’eredità viene divisa per 1/2 agli ascendenti paterni e 1/2 a quelli materni;
  • in presenza di parenti entro il 6° grado, in assenza di figli, ascendenti e fratelli del defunto, l’eredità intera viene divisa in parti uguali ai parenti di grado più prossimo.

Quando le sanzioni tributarie colpiscono anche gli eredi

Gli eredi sono obbligati a pagare le sanzioni tributarie del contribuente defunto?

Gli eredi sono obbligati a pagare le sanzioni tributarie del contribuente defunto? Ecco la risposta dell’Agenzia delle Entrate.

Dottrina e giurisprudenza si sono sempre trovate concordi nell’affermare che, in caso di violazione della legge tributaria, gli eredi del defunto, autore della violazione, sono responsabili solo dell’imposta e dei relativi interessi, ma non delle sanzioni.

Tale principio è stato però messo in discussione dalla direttiva della Direzione provinciale di Palermo dell’8 maggio 2012, nella quale, al punto 14, si precisa la disciplina delle sanzioni sui pagamenti rateali nel caso di decesso del contribuente.

La direttiva specifica che, in caso di pagamenti rateali del contribuente deceduto, “le sanzioni consolidate nel piano di ammortamento della rateazione restano confermate nei confronti degli eredi. Mentre, su richiesta degli eredi, possono essere sgravate le sanzioni intere iscritte a ruolo a seguito della decadenza della rateazione o del ritardo di pagamento della rata sempre che detto ritardo sia imputabile al de cuius”. (Continua sotto)

In sintesi si precisa che, se la rateizzazione è venuta meno prima del decesso, la responsabilità ricade solo in capo al defunto e quindi gli eredi non devono corrispondere alcuna sanzione, mentre, se la rateizzazione è decaduta dopo il decesso del contribuente, le penalità ricadono sugli eredi.

La precisazione della Direttiva della direzione provinciale di Palermo del 8 maggio 2012 è stata recentemente ripresa da una comunicazione di servizio della Direzione Centrale Accertamento dell’Agenzia delle Entrate del 20 aprile 2015. Essa, infatti, precisa che la decadenza dal beneficio della rateazione comporta il recupero delle residue somme dovute e l’applicazione della sanzione, in misura doppia, (cioè di ammontare pari al 60% del residuo importo dovuto a titolo di tributo, come previsto dall’articolo 8, comma 3-bis, del decreto legislativo 218/1997), nel caso di mancato pagamento, a seguito di definizione dell’accertamento con adesione, anche di una sola delle rate diverse dalla prima.

In altri termini, se il soggetto decaduto dal beneficio della rateazione muore, per determinare se le sanzioni tributarie colpiranno o meno gli eredi, diventa fondamentale la data del decesso:

– se la suddetta decadenza è intervenuta quando il contribuente era in vita, la sanzione del 60% non viene applicata agli eredi poiché tali soggetti non hanno certamente commesso la violazione;

– se la decadenza è intervenuta dopo il decesso del contribuente, la sanzione viene comminata agli eredi in quanto la violazione si presume sia stata commessa dagli stessi.

La donazione di immobili: tutto ciò che serve sapere

Indicazioni utili per coloro che decidono di trasferire gratuitamente un proprio immobile

Quando si parla di donazione di immobili, i dubbi sono sempre molti: come fare un atto di donazione? Come determinare il valore degli immobili? A quanto ammontano le imposte sulla donazione? Ecco alcune indicazioni utili per coloro che decidono di trasferire gratuitamente un proprio immobile.

La donazione è il contratto con il quale un soggetto (donante) arricchisce un altro soggetto (donatario) a titolo gratuito, trasferendogli un proprio diritto o assumendo un obbligo nei suoi confronti, senza pretendere alcuna controprestazione. Affinché il contratto di donazione sia valido e produca i suoi effetti, è necessario che il donante e il donatario manifestino reciprocamente la volontà di dare e ricevere.

La donazione può essere revocata se c’è accordo tra donante e donatario oppure, solo da una delle parti, nei seguenti casi:

  • quando il donatario abbia commesso atti particolarmente gravi verso il donante o dei suoi congiunti;
  • per sopravvenienza di figli, quando cioè il donante abbia figli o discendenti ovvero scopra di averne dopo la donazione.

La donazione di beni immobili deve essere conclusa per atto pubblico da un notaio in presenza di due testimoni, a prescindere dal valore del bene donato. In mancanza di tali requisiti, il contratto si considera nullo.

Come determinare il valore dell’immobile oggetto di donazione?

Per i beni immobili oggetto di donazione:

  • per la piena proprietà, il valore è quello venale alla data dell’atto di donazione;
  • per la proprietà gravata da diritti reali di godimento, il valore è dato dalla differenza tra il valore della piena proprietà e quello del diritto da cui è gravata;
  • per i diritti di usufrutto, uso e abitazione il valore si ottiene moltiplicando il valore della piena proprietà per il tasso di interesse e per il coefficiente, relativo all’età del titolare del diritto.

A quanto ammontano le imposte sulla donazione di immobili?

Le aliquote sono le stesse previste per le successioni e variano in funzione del rapporto di parentela intercorrente tra il donante ed il beneficiario.

In particolare:

  • il 4% per il coniuge e i parenti in linea retta, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun beneficiario, 1 milione di euro;
  • il 6% per fratelli e sorelle, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun beneficiario, 100 mila euro;
  • il 6% per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado, da calcolare sul valore totale senza alcuna franchigia;
  • l’8% per le altre persone, da calcolare sul valore totale senza alcuna franchigia.

Sulla donazione di un bene immobile o di un diritto reale immobiliare sono dovute inoltre l’imposta ipotecaria nella misura del 2% del valore dell’immobile e l’imposta catastale nella misura dell’1% del valore dell’immobile.

Eredità: aumentano le tasse di successione. Le novità

Dal prossimo 1° aprile 2016 si pagherà con il modello F24. Intanto il governo vuole aumentare le imposte su eredità e donazioni: franchigie abbattute ed aliquote fino al 45%

Il modello F24, compilabile anche online,  sarà utilizzabile dal 1° aprile 2016 anche per le imposte dovute per la dichiarazione di successione.

Lo comunica l’Agenzia delle Entrate, che estende l’utilizzo dell’F24 anche per il pagamento dell’imposta sulle successioni, dell’imposta ipotecaria, dell’imposta catastale, delle tasse ipotecarie, dell’imposta di bollo, dell’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili e dei tributi speciali, nonché dei relativi accessori, degli interessi e delle sanzioni. Lo stesso modello potrà essere utilizzato per il versamento di interessi e sanzioni dovuti in relazione alla presentazione della dichiarazione di successione.

Per consentire l’adeguamento delle procedure attualmente in uso alle nuove modalità di pagamento, fino al 31 dicembre 2016 può essere utilizzato il modello F23, in alternativa al modello F24.

La novità introdotta giunge dopo la notizia sul “rispolvero” da parte del Governo dell’aumento della tassa di successione e donazione. L’incremento dell’imposta sulle successioni e donazioni era nell’aria già da tempo: la proposta di legge era stata presentata l’anno scorso dai deputati di Sel. Ora, come confermato da Milano Finanza, sono ripresi i lavori per l’inasprimento dell’imposta.

La nuova imposta sulle successioni e donazioni prevede delle franchigie (cioè delle soglie esenti da tassazione) molto più basse rispetto alle attuali soglie e un innalzamento delle aliquote per tutti i contribuenti, anche qualora chi erediti sia il coniuge o il figlio. Non solo: se il valore dell’eredità supera 5 milioni di euro, le aliquote arrivano anche al 45%. Visto l’aumento delle tasse sulla successione, occorrerà valutare se conviene di più fare una donazione diretta o indiretta in vita della casa. Vediamo i nuovi aumenti delle tasse nel dettaglio.

NUOVA TASSA DI SUCCESSIONE

La base imponibile della nuova imposta di successione sarà sempre costituita dal valore complessivo dell’eredità. L’ammontare della tassa, però, si determinerà applicando le seguenti aliquote:

  • 7%: per il coniuge ed i parenti in linea retta (genitori e figli), con una franchigia massima di 400.000 euro (vuol dire che il tributo si paga sul valore che eccede questa soglia). Attualmente, l’aliquota è al 4%, e la franchigia a un milione di euro;
  • 8%, per fratelli e sorelle, con una franchigia di 100.000 Euro; attualmente, l’aliquota è al 6%, e la franchigia è uguale;
  • 10%, senza franchigia, per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado; attualmente la franchigia è pari al 6%;
  • 15%, senza franchigia per gli altri soggetti; attualmente la franchigia è pari all’8%.

Ma le novità non finiscono qui: se il valore del patrimonio ereditario supera i 5 milioni di euro, le aliquote saranno pari al:

  • 21%, per coniuge, genitori e figli;
  • 24%,per fratelli e sorelle;
  • 30%, per tutti gli altri parenti sino al 4° grado;
  • 45%, per gli altri soggetti.

VALORE DELL’ASSE EREDITARIO

Il valore del patrimonio ereditario viene determinato non solo in base a conti correnti, depositi, ed a tutti i beni mobili del defunto, ma anche in base agli immobili posseduti.

In particolare, il valore degli immobili ai fini dell’imposta sulla successione si calcola in questo modo:

rendita catastale rivalutata del 5%, moltiplicata per uno dei seguenti coefficienti:

  • 110, per la prima casa;
  • 120, per i fabbricati appartenenti ai gruppi catastali A e C (esclusi A/10 e C/1);
  • 140, per i fabbricati appartenenti al gruppo catastale B;
  • 60, per i fabbricati delle categorie A/10 (uffici e studi privati) e D;
  • 40,8, per i fabbricati delle categorie C/1 (negozi e botteghe) ed E.

Il valore dei terreni non edificabili si determina moltiplicando per 90 il reddito dominicale già rivalutato del 25%.

IMPOSTE SU IMMOBILI EREDITATI

Non dimentichiamo, poi, che l’imposta sulle successioni non è l’unica tassa da pagare quando si eredita un immobile: devono essere effettuate, in questo caso, anche le volture catastali e saldate le imposte ipotecarie e catastali. Tra l’altro, mentre la dichiarazione di successione può essere presentata entro 1 anno dal decesso, e la relativa imposta è liquidata dall’Agenzia delle Entrate entro 3 anni, le imposte ipotecarie e catastali (la prima pari al 2%, e la seconda all’1% del valore dell’immobile) devono essere liquidate prima della presentazione della dichiarazione di successione. Delle eccezioni sono previste per la prima casa. Non dovrebbero essere previsti ritocchi al rialzo per tali imposte.

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